Chi fa ricerca in qualunque settore, a livello universitario o aziendale, per poter proseguire nella propria attività o portare a compimento un progetto spesso non può prescindere da fondi esterni alla propria organizzazione. I bandi europei per la ricerca sono una fonte economica importante che consente a chi lavora in questo ambito di ottenere risorse per raggiungere i propri obiettivi di indagine e sviluppo.
In questo articolo vediamo allora quali sono i bandi più ambiti e come funzionano, concentrandoci principalmente sul programma Horizon Europe.
I bandi europei per la ricerca: Horizon Europe e i “moonshot projects”
I bandi che finanziano la ricerca sono principalmente erogati dalla Commissione Europea e, a volte, anche del Ministero dell’Università e della Ricerca (pensiamo ad esempio ai bandi PRIN – Progetti di Rilevante Interesse Nazionale e al FIS – Fondo Italiano per la Scienza).
Per poter costruire una strategia di finanziamento di progetti di ricerca bisogna quindi guardare alla Commissione Europea, la quale punta sulla ricerca scientifica per potenziare il mercato interno. Tant’è vero che la maggior parte delle risorse dedicate ai programmi europei va proprio su Horizon Europe.
Basti pensare che nell’ultimo bilancio, in vigore dal 2021 al 2027, la Commissione Europea ha destinato ad Horizon Europe 95,5 miliardi di euro.
Nel prossimo bilancio, dove Horizon Europe diventerà FP10, si stima un investimento di 175 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. Ma questa non è l’unica novità in arrivo. Accanto agli investimenti tradizionali e a una struttura leggermente rivoluzionata del programma di finanziamento, troveranno spazio i cosiddetti “moonshot projects”: iniziative tecnologico-scientifiche altamente ambiziose sviluppate in congiunzione con il Fondo Europeo per la Competitività. L’obiettivo di questa iniziativa è chiaro: posizionare l’Unione Europea come leader in alcuni settori strategici.

Horizon Europe: un unico cappello, tanti schemi di finanziamento
Ad oggi, Horizon Europe è un programma articolato e complesso che si struttura su 3 pilastri (ma ci si aspetta che diventeranno 4 per il 2028-2034).

Come si può notare, anche se rientrano tutti sotto un unico cappello, gli schemi di finanziamento sono molti. Facciamo un po’ di ordine per capire a cosa si riferiscono e per chi sono pensati.
Pilastro 1: bandi per la ricerca ERC e Marie Curie
In questa categoria rientrano i bandi più famosi tra i ricercatori in varie fasi del loro percorso accademico: ERC e Marie Curie. Questi bandi hanno l’obiettivo di finanziare la ricerca di frontiera che potrebbe non essere in grado di garantire un risultato al termine del progetto. I ricercatori che lavorano sugli ERC hanno un curriculum eccellente. In base agli anni trascorsi dal PHD, il ricercatore potrà scegliere se candidarsi a uno Starter, un Consolidator o un Advanced Grant; mentre se è già a un livello avanzato, potrebbe optare anche per un Synergie o un Proof of Concept. I progetti sono valutati sul criterio dell’eccellenza scientifica e sul quanto il progetto sia “groundbreaking” (rivoluzionario, dirompente) rispetto allo stato dell’arte.
In questo pilastro troviamo anche i bandi Marie Curie. Si tratta di bandi rivolti agiovani ricercatori che vogliono muovere i primi passi nel grant writing dei progetti di ricerca e inserire nel proprio CV un’esperienza dottorale e post dottorale di mobilità per acquisire nuovi approcci di metodo e formazione d’eccellenza dall’ampio respiro europeo.
Pilastro 2: i bandi collaborativi
Nel secondo pilastro troviamo invece i bandi collaborativi di Horizon Europe, che si suddividono in Work Programme tematici per macrocategoria corrispondente a diverse policies europee. Tra queste: la salute, la cultura e la creatività, la società civile, il digitale, la sicurezza, il clima, l’energia e la ricerca in campo agricolo, alimentare e di approvvigionamento e gestione delle risorse.
Pilastro 3: EIC
All’interno del pilastro tre, lo schema di finanziamento più conosciuto è l’EIC, gestito dallo European Innovation Council. Questi schemi di finanziamento intendono sostenere tecnologia deep tech e ricerca capaci di produrre un’innovazione per il mercato, dunque con un TRL (Technology Readiness Level o Livello di Maturità Tecnologica) piuttosto elevato (tra il 4 e il 7 su una scala da 1 a 9); oppure il passaggio dalla ricerca al mercato, con un TRL tra il 6 e il 9.
Che differenza c’è tra bandi per la ricerca individuali e collaborativi?
I bandi per la ricerca si differenziano in collaborativi e individuali. Quelli individuali – come gli ERC (ERC Starter, ERC Consolidator, ERC Advanced) – possono essere presentati da un singolo Principal Investigator che abbia un accordo di collaborazione con una Hosting Institution (es. Università, Centro di Ricerca, ecc.). Quest’ultima deve garantire alla Commissione Europea che per i 5 anni di durata del progetto, il Ricercatore richiedente abbia accesso a un’infrastruttura di ricerca adeguata a condurre il progetto.
I bandi collaborativi, come la maggior parte dei bandi Horizon Europe, richiedono invece un Consorzio di ricerca. Ad oggi, si ritiene che un Consorzio di progetto efficace non possa prevedere meno di 10 partner provenienti dagli Stati associati a Horizon Europe (i 27 Stati membri europei e alcuni Stati extra EU).
L’importanza di sfruttare bene il tempo a disposizione nei bandi collaborativi
Quando è previsto un Consorzio di progetto, la ricerca deve partire per tempo e, lavorando con i bandi europei, abbiamo la fortuna di poter muoverci con una pianificazione quasi annuale. Infatti, sebbene il programma di finanziamento abbia una durata settennale, ogni due anni la Commissione Europea pubblica il Work Programme di lavoro, e le bozze iniziano a circolare quasi quattro o cinque mesi prima della pubblicazione ufficiale.
Questo dà modo di capire con anticipo quali bandi saranno pubblicati e con quali gli interessi di finanziamento. Ma soprattutto è perfetto per iniziare a lavorare sulla rete di progetto. Costruire una rete di progetto richiede tempo, perché il Consorzio di progetto va creato in maniera strategica pensando alla logica progettuale e alle skills necessarie per raggiungere gli obiettivi.
Non bisogna incappare nella tentazione – e quindi nell’errore – di aggiungere professionisti solo per nomea o per l’abitudine a lavorare insieme. La composizione del Consorzio, infatti, pesa moltissimo nella valutazione, sia in termini di capacità di svolgere il progetto, sia per le garanzie di impatto. E qui, arriviamo alla domanda delle domande: cosa cercano i valutatori?
Cosa cercano i valutatori?
Un progetto di ricerca europeo non è solo un progetto. La Commissione Europea finanzia i progetti di ricerca che:
- possono portare una soluzione alle priorità strategiche della Commissione stessa;
- sebbene etichettati come “ricerca di frontiera”, provano ad avere un forte impatto nella società civile (ad esempio, un nuovo protocollo di cura per malattie cardiovascolari, nuovi materiali per ridurre la necessità di approvvigionamento e la dipendenza da altri player globali);
- aderiscono maggiormente al bando. Ad esempio, se lavoriamo su un Horizon Europe nell’ambito del pilastro 2 all’interno di una call tematica, è la stessa Commissione Europea che ci indica nel bando i cosiddetti “expected results” e “expected outcomes” ed è importante capire se il progetto è in linea con queste aspettative o se, al contrario, stiamo piegando il progetto al bando.
In generale, i valutatori sono alla ricerca di sicurezza per il loro investimento e la sicurezza di un progetto deriva da diversi elementi: quanto bene si racconta la metodologia di ricerca, quanta importanza si dà ai KPI, al risk management, all’analisi del contesto.
Il progetto finanziabile non è solo un paper scritto bene, ma un documento tecnico che unisce scienza e project management.
Il valutatore europeo cerca dunque i dettagli: spesso per chi scrive tutto è chiaro, ma il valutatore può farsi diverse domande, anche le più banali, ed è bene che trovi una risposta (e questo rende fondamentale un lettore esterno in tutti i contesti di scrittura progetti, non solo per la ricerca).
Nulla deve essere lasciato all’interpretazione libera, nemmeno gli aspetti che sembrano più insignificanti. Se, poniamo il caso, indichiamo di voler partecipare a tre conferenze per disseminare i risultati di progetto, dobbiamo anche specificare precisamente quali, dove e in quale periodo, segnandoli sul Gantt. Questo dà certezza e sicurezza che si stiano investendo bene le risorse pubbliche.
Checklist per lavorare bene su Horizon Europe
Da diversi anni affianchiamo i team di ricerca che vogliono partecipare ai bandi europei e, grazie a questa esperienza, possiamo sintetizzare alcuni punti chiave per chi vuole avere l’approccio giusto a questa importante fonte di finanziamento:
- Lavora su un progetto di ricerca che fa parte del tuo percorso e che stai sviluppando da tempo, non creare un progetto di ricerca apposta per il bando. I migliori progetti di ricerca a cui abbiamo lavorato stavano maturando da anni sulla scrivania del Principal Investigator, in caso di bando individuale (es. ERC) o del team di ricerca (in caso di bando collaborativo).
- Scegli i partner giusti, che potrebbero non essere i colleghi dell’Università estera con cui già lavori. Il partner giusto è una scelta strategica che può permetterti di raggiungere gli obiettivi. Fai colloqui, allineati sugli obiettivi del progetto, sul budget, e scrivete insieme il progetto. Un progetto finanziato è un progetto del Consorzio, non è un progetto della capofila a cui si aggiunge un contorno!
- Non sottovalutare le indicazioni tecniche del formulario. Il formulario di un progetto europeo richiede alcuni elementi fondamentali: il progetto di ricerca europea non è un paper scientifico ma un documento strategico e tecnico dove il valutatore si aspetta di leggere determinate informazioni.
- Dai spazio alle sezioni anche se sembrano portare via spazio al formulario, come la sezione dedicata alla Comunicazione e Disseminazione: per il valutatore è davvero importante sapere come verrà garantita la circolazione dei risultati di progetto, la scalabilità, la trasferibilità.
- Non sottovalutare il budget. Il progetto finanziato non è solo copertura dei costi di personale. Il budget racconta il progetto: quanto è dirompente un progetto di ricerca che copre solo i costi del personale? Dunque, ampio spazio a fee per l’accesso a infrastrutture, a costi di pubblicazione, a viaggi per convegni, all’acquisto di attrezzatura.
- Includi grafici e facilita la lettura: un progetto è un documento che racconta e allora spazio a infografiche, colore e testi dinamici che possono spiegare e valorizzarlo ancora meglio.
E se il progetto non viene finanziato?
Cosa succede se un progetto ottiene un punteggio molto alto ma non viene finanziato? Questa eventualità è sempre più frequente perché le call europee sono molto ambite e spesso inflazionate anche a causa dell’utilizzo – a volte eccessivo – dell’AI nello sviluppo di proposte progettuali.
Se un Horizon tematico non dovesse essere finanziato, ma comunque riporta un punteggio elevato – 13 o 14 o persino 15 su 15 (sì, può succedere anche questo!) – la strategia migliore è di rafforzarlo seguendo le indicazioni del valutatore e provare a identificare una call for proposal su cui ricandidare i contenuti progettuali. La stessa cosa è possibile farla anche nel caso degli EIC.
Per gli Horizon tematici e le call tematiche di EIC, infatti, è molto difficile che ci siano opportunità uguali da un anno all’altro, ma ce ne potranno essere di simili a cui partecipare partendo dai contenuti progettuali del progetto non finanziato.
Per quanto riguarda gli ERC, invece, è possibile potenziare il progetto partendo dal feedback del valutatore, ma bisogna prestare molta attenzione al punteggio riportato. Gli ERC vengono valutati in una scala da A a C, e in una procedura a due livelli. In base al punteggio riportato e se in first o second stage, il Work Programme di ERC impone delle tempistiche di ricandidatura del progetto che spesso comportano un’attesa di almeno un anno: un periodo pensato proprio per lasciare il tempo sufficiente per potenziare il progetto, anche attraverso ulteriori approfondimenti del piano di ricerca.
Un progetto europeo non finanziato al primo colpo, soprattutto se ha ottenuto un ottimo punteggio, è una risorsa preziosa da potenziare con il feedback del valutatore e ricandidare.
Non c’è certezza che la seconda volta sarà finanziato, soprattutto in contesti così competitivi come i bandi per la ricerca, ma la probabilità è ottima.
Un ultimo consiglio è quello di provare a spacchettare il progetto europeo su bandi dedicati alla ricerca di fondazioni internazionali o bandi di ricerca nazionali.